Fiorella

Fiorella

11 febbraio 2019 Testimonianze
Salve a tutti sono Michele, il figlio di Fiorella 72 anni, una guerriera entrata a far parte della squadra AmorOnlus da Maggio 2018. Nella testimonianza userò spesso il plurale per parlare delle terapie fatte da mia madre, poiché dal 2014 è come se ci fossimo un pochino tutti “ammalati” con lei. Il 2014 è l’anno in cui dopo controllo di routine all’utero, tramite ecografia si scopre che il fibroma uterino, anziché ridursi naturalmente con l’età è mutato in un Leiomiosarcoma. Il tumore assai infausto quanto raro, viene confermato dopo la biopsia avvenuta con asportazione completa dell’utero. Neoplasia malvagia questa, che risponde poco ai trattamenti standard.
Dopo l’intervento si decide quindi fare una chemioterapia preventiva, a base di gemcitabina, per cercare di eliminare eventuali rimasugli tumorali. Fiorella viene sottoposta a tre cicli, a causa degli effetti collaterali ne termina due. Come ogni chemio gli effetti tossici e collaterali sono stati evidenti. Nausea, vomito, dissenteria, i capelli che cadono e in un modo o nell’altro la caduta si arresta solo quando incontrano il pavimento. Le pseudo acconciature della mia ragazza parrucchiera cercano di porre almeno un rimedio momentaneo. E quindi il berretto, lo scialle, il turbante e la parrucca che prude. La tristezza crea un vuoto enorme. Ho baciato mia madre sulla testolina spelacchiata, per dimostrargli assieme a mio padre che era bella lo  stesso ed era sempre la stessa.
Dopo la chemio Fiorella inizia a riprendersi quasi perfettamente, ma dopo cica dieci mesi ricadiamo tutti nel baratro. Metastasi. La notizia mi sconvolge, per fortuna gli organi non sono stati intaccati.
Ci rechiamo dall’oncologo per cercare una soluzione. La sensazione è stata quella di vedere un indovino prendere il suo mazzo di carte, mischiarle e pescarne una che riporta inciso il nuovo farmaco chemioterpico.
Vorremmo capire meglio il tutto, questo maledetto sarcoma dei tessuti molli. Decidiamo di andare all’Istituto tumori di Milano, centro specializzato per questo tipo di neoplasia. Tre ore di macchina, una di ritardo ad aspettare, finalmente entriamo speranzosi. Usciamo distrutti da una visita per me inutile. La freddezza e il distacco del medico di turno ci ha fatto più male di scoprire che il farmaco da protocollo per questa fase è lo stesso per tutti gli ospedali. Faccio domande sull’alimentazione da adottare, possibili integratori di supporto durante i trattamenti, niente, neanche gli zuccheri per loro incidono minimamente sulla progressione del tumore.
Si procede quindi con la nuova chemio a base di doxorubicina. TAC e PET successivi evidenziano l’inutilità del trattamento. Ci dicono allora che d’ora in poi verremo trattati con un nuovo farmaco molto promettente, molto costoso, “biologico” si chiama pazopanib. Una pillola al giorno per sei mesi prosciuga ciò che rimane di Fiorella con una dissenteria incontrollabile. Risultato è che il tumore aumenta senza guardare in faccia a nessuno, forse il farmaco ha decelerato la crescita, nessuno lo sa. Di nostra iniziativa, facciamo le analisi ormonali e scopriamo un livello di estrogeni pari a una ragazzina in pubertà. Valori così alti possono accelerare notevolmente la progressione tumorale. All’ospedale però si infastidiscono perché non sono esami prescritti da loro, gli ormoni non centrano niente ci dicono.
Siamo stufi, non ci resta molto tempo, cambiamo oncologo per uno che è decisamente di più larghe vedute. Gli ormoni possono influire, decidiamo insieme di non fare niente, di riprenderci un po’ di salute e di tenere bassi gli estrogeni. Teniamo sotto controllo l’alimentazione riducendo il più possibile gli zuccheri semplici.
TAC di gennaio 2018, le metastasi aumentano di volume, l’oncologo ci consiglia di iniziare altra chemioterapia con isosfamide. Possibilità di arresto del tumore pari al 30%. Ci speriamo, i miei genitori ci sperano, io non ci credo ma d’altronde non ho alternative convincenti. Otto mesi di trattamenti per vedere lo stesso finale, risultati deludenti, effetti collaterali importanti, rabbia, tristezza.
La radioterapia ce la sconsigliano. In parallelo studio come posso e proviamo un po’ di tutto. Nuova medicina, vecchia medicina, meditazioni, agopuntura, digiuno intermittente durante le chemio, estratti di succo fresco e soprattutto imprecazioni catartiche, quest’ultime di mia personale invenzione. Da ogni pratica abbiamo tratto qualcosa di buono ma non basta.
La mia ultima speranza sta sulla teoria di Warburg (premio nobel) del 1931, il quale dimostra che la causa primaria del cancro sia un’acidosi cellulare che causa l’espulsione di ossigeno dalle cellule. Decidiamo di provare da soli, vogliamo ossigenare il sangue con trattamenti di ozono, chiamiamo i professionisti nel circondario, i trattamenti sono costosi, non sappiamo bene come intervenire, non sono un medico.
Poi su internet trovo una ragazza che sembra aver messo in pratica la teoria. Trovo la Dot.sa Margherita Luongo e l’associazione AmorOnlus. Scrivo l’ennesima mail di appuntamento-aiuto, mi risponde in meno di mezz’ora, prospettando serie possibilità di miglioramento.
Ci associamo subito alla fondazione, Fiorella e suo marito Ivo partono la settimana seguente per l’incontro con il grande capo, veniamo ricevuti dalla signora Maria, una grande guerriera di cui ancora ignoravo la sua storia. Parla chiaro la Dottoressa Luongo, seria, determinata al bene di mia madre e con una professionalità che va ben oltre i suoi anni. Mio padre è deciso più che mai a fare tutto il possibile, la situazione non è rosea, ci proviamo. Seguiamo la dieta alimentare personalizzata che ci ha prescritto la fondazione, iniziamo la prima settimana di ozono-terapia e conosciamo la Dott.sa Sassu per la zona di Ancona e il Dott. Frassineti per Bologna. Il miglioramento è stato evidente dai primi giorni, l’aumento di forza e appetito erano visibili. Il benessere però dura poco. Agosto 2018, il tumore comprime l’intestino tanto da costringere Fiorella al ricovero in ospedale per dolori lancinanti, la morfina sembra avere l’effetto di acqua tiepida. Sembra finita, su consiglio della Dott.sa Luongo prendiamo appuntamento con Il Dott. Fanelli di Empoli che, sebbene sconsigliato da alcuni oncologi, con una precisione degna dei migliori cecchini irradia in 3 settimane tutte le metastasi bastarde. Durante i trattamenti di Empoli mia madre finisce di nuovo al pronto soccorso, mio padre dorme solo qualche ora per notte, io seguo da casa le vicende l’angoscia di quei giorni. Fanelli lavora al meglio, dimostra di una gentilezza di altri tempi, conforta mia madre che dimostra una tenacia e una resilienza non comuni.
Fiorella torna a casa, riprende l’ozono terapia che aveva sospeso, riesce ad eliminare gli antidolorifici nel giro di un paio di settimane, a dispetto dei pregiudizi, la radio ha funzionato egregiamente. Fiorella migliora poco alla volta grazie all’ozono, il miglioramento però lo teniamo tra noi, per paura di prendere una cantonata. Fiorella migliora davvero, continuiamo a spedire tutte le settimane le analisi del venerdì, richieste dalla fondazione, per essere attentamente valutate dalla Luongo.
Il 25 settembre tornando a casa dal lavoro ricevo la telefonata della Margherita, come ormai la chiama semplicemente mio padre, mi chiama per confermarmi la bontà delle analisi, abbiamo saltato il fosso senza caderci dentro mi dice.
Novembre 2018, la TAC da Fanelli evidenzia una piccola massa tumorale alla clavicola che viene subito irradiata la settimana seguente. Niente di grave.
Gennaio 2019, nuova TAC da Fanelli, le masse tumorali di Agosto sono state notevolmente ridotte e soprattutto non se ne evidenziano di nuove, tutto stabile, bellissima notizia per Fiorella.
È sabato mattina di fine Gennaio, la chiamo per chiederle di venire a trovarmi, lei arriva con la sua auto, è assolutamente indipendente, le apro la porta, in salotto c’è la sua nipotina ad aspettarla: “Buongiorno nonna Fiorella, ti aspettavo, sei pronta per giocare con me ?”.